Mi faccio in 36 (36 ore) – Kermesse di cabaret di Dado Tedeschi ‪#‎arci‬ ‪#‎milano‬ ‪#‎cabaret‬

Kermesse di cabaret (36 ore). Un evento a Milano da non perdere, assolutamente.

Un modo originale
per rivederci tra tanti colleghi comici e tra amici
per incoraggiare il mio amico Dado Tedeschi (che non dormirà per 36 ore)
e per sostenere la causa benefica che abbiamo abbracciato.
Quale? Scopritelo insieme a noi!

Tina

Tina

Dado

Dado

Ecco il cast (ma si aggiungeranno altri comici) della 36 ore di comicità (Mi faccio in 36), che si terrà da mezzogiorno del 25 giugno alla mezzanotte del 26 all’Arci Turro di via Rovetta, 14, Milano.
A fianco al mitico autore, scrittore, comico, ma soprattutto amico Dado Tedeschi ci saranno (in rigoroso ordine alfabetico), Valerio Airò, Beppe Altissimi, Luca Anselmi, Chiara Avanzo, Armando Benedetto, Dario Benedetto, i Bonus Malus (Stefano Ramella e Mattia Benedetti), Attilio Borra, Alessandra Carola Brambilla, Maurizio Bronzini, Clara Campi, Nicola Camurri, Stefania Carcupino, Tommaso Casolino Marco Champier, Massimo Costa, Pietro Di Giorgio, Andrea Di Marco, Arturo Di Tullio, Pietro Diomede, Davide Fabbrocino, Filippo e Attilio (Filippo Caccamo e Attilio Nazareno Pane), Claudio Fois, Laura Formenti, Andrea Frignani, Carlo Giuffra, Jenky (Giancarlo Jenky Comi), Giuseppe Lodetti, Argeo Carmelo Longhitano, Roberto Lucini, Giorgio Magri, Laura Martelli, Francesco Saverio Menichella, Davide Messina, Lavinia Minetti, Katia Tilda Morales, Enrico Nobili, Daniele Ettore Orsini, Gianpiero Perone, Massy Pipitone, Max Pisu (Massimo Pisu), Ciccio Rigoli, Francesco Rizzuto, Carlo Scardovelli, Gabriele Scanziani, Efisio Sergi, Spezzati Ruben Cabaret, Davide Spadolà, Carmen Troiano (Carmen Rainbow), Tracataiz Tracataiz, Tina Venturi, John Vincent, Danilo Vizzini, Larry White, Henry Zaffa, Claudio Zucca.
Vi aspettiamo!

Psss! Pss! (non è Post scriptum, è Psss di “bisbiglìo”)
In anteprima vi svelo quando ci sarò io: il mio intervento è previsto per sabato 25 giugno alle 21.
Ma non ditelo a nessuno!

#Black #Milk uno spettacolo di spettacolo

L'attore Vilis Daudziņš legge un racconto. Mhmmm, bello!

L’attore Vilis Daudziņš legge un racconto alle sue attente, ruminanti ascoltatrici. Mhmmm, che bella storia!

Spettacolo programmato dal 9 all’11 giugno alla Triennale di Milano.
Evento passato, ma che non è passato inosservato. Per questo ne parlo.

Si racconta la vita delle mucche, della loro sensibilità, delle loro abitudini, attitudini, della loro “umanità”. Quanto sono affettuose, come si relazionano con i loro padroni (soprattutto donne contadine, in Lettonia). Le mucche piangono, sono gioiose, alcune tendono a scappare, spariscono per ore in mezzo al bosco, poi ritornano. Si vocifera che se ne vogliano andare in India…

Si narra della vita dei contadini, soprattutto delle contadine. Attrici che interpretano contadine e mucche magistralmente e indifferentemente. Nomi di attrici lettoni, ma che voglio citare tutte perché meritano veramente: Jana Civzele, Iveta Pole, Liena Smukste, Sandra Klavina, Kristine Kruze, Elita Klavina.
Un unico uomo, nel ruolo del contadino e del toro. Emblema di forza, pazzia, vizio e, spesso, stupidità.

Tutti attori bravissimi, con una formazione eccellente. La loro forza sono l’istintualità, il grande spirito di osservazione, la versatilità, la tecnica, il talento, il rigore, la preparazione e un grande regista.
E il pubblico reagisce meravigliato nel vedere belle donne trasformarsi in simpatiche mucche, ognuna diversa dall’altra, ognuna con il suo carattere. Perché la contadina lo sa: ogni mucca ha il suo carattere.

Uno spettacolo che si ascolta e osserva con grande attenzione. Recitato in lettone e in “mucchese”, e tradotto in simultanea nelle apposite cuffie; che ho prontamente tolto nel momento in cui il mercante racconta in che modo l’animale viene soppresso.

Il testo teatrale è di Alvis Hermanis, che ha firmato anche la regia dello spettacolo, un autore lettone che ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali.
Impossibile non cogliere nella sua pièce influenze brechtiane o di Gogol.

Sono tornata a casa dai miei gatti e ho dovuto far loro un bel discorsetto.
Ragazzi, ora so tutte sulle mucche (che da oggi rispetterò molto di più).
Sapete che differenza c’è tra un gatto e una mucca? (Clicca sull’immagine se vuoi leggere il testo)
Le differenze tra mucca e gatto_Gr

E ho concluso dicendo loro: quindi, con me non fate troppo i furbetti.
Se ne sono andati facendo i finti tonti.
Al prossimo giro, invece di un gatto mi prendo una mucca. Ma la vizio come un gatto!

Fuori dalla Triennale

Ah, dimenticavo, il Black Milk è il latte nero che fa la mucca quando non sta bene ed è agitata.
Ora che vi ho svelato qualche segreto sulla mucca lettone, me ne vado nel mio lettone!

L’opera da tre soldi non è un’opera da quattro soldi

Rossy De Palma

Rossy De Palma


Marco Foschi e Stalla Piccioni

Marco Foschi e Stella Piccioni


Vedere interpretato il meraviglioso testo dell’Opera da tre soldi di Bertold Brecht e riascoltare le musiche di Kurt Weill al Piccolo Teatro Strehler è emozionante e molto evocativo.
Primo: la cornice. Una delle occasioni in cui mi sono recata lì, fu per il concerto del nostro amatissimo maestro Enzo Jannacci. Ho avuto il grande privilegio di esibirmi con lui innumerevoli volte. Quanti bei ricordi, che nostalgia, che emozione!
Secondo: ho incontrato Pedro Almodovar a Madrid, accompagnato dall’incantevole Rossy De Palma (la chica de Almodovar, così si usava chiamare affettuosamente le attrici di cui il regista si circondava). Ero un’attrice poco più che ventenne, in un locale della celeberrima Movida madrilena; trovarmeli davanti improvvisamente con una birra in mano e, grazie alle presentazioni di conoscenze comuni, poter parlare con loro per più di mezz’ora è stato un sogno che ho potuto realizzare. Mai smettere di sognare!
Ieri sera (10 giugno) sarei andata volentieri in camerino a farle un saluto (come, del resto, amo fare a fine spettacolo) ma una simpaticissima e molto mamma, attrice, bravissima collega, Federica Toti, aveva tanta urgenza di raggiungere la sua amatissima bambina. Come biasimarla? Così, Miss T è ritornata a casa con chi l’ha invitata, in una serata leggera come la sua brezza.
Lo so, ho scritto spesso il termine attrice. Non preoccupatevi, lo rifarò.
Terzo: qual è l’attore che non ha dovuto interpretare, almeno una volta, una ballata di Kurt Weill, foss’anche solo come esercizio di stile?
Miserie, tradimenti, innocenza infranta, incoerenze, sotterfugi, scaltrezza, ambiguità. Il carosello delle nostre vite consumate (nessuna epoca esente, nessuna persona non ne fa esperienza) si dipana davanti ai nostri occhi, nei tre atti che si susseguono con un solo, breve intervallo.

Testi che ho sempre considerato pedagogici e che, in modo chiaro ed esaustivo, arrivano dritti al cuore.

Quale donna non si è ritrovata a dire, come Polly (Barbara Song) queste incisive parole?
(Non tutte, lo so, è una domanda retorica, tanto per intenderci, non prendetemi alla lettera!)

Un giorno lontano quand’ero innocente e tutta candore e virtù,
se un tale veniva a farmi la corte
gli davo assai poco e mai di più!
Poco importava a me
che fosse ricco,
ben lavato anche al venerdì
e che educato fosse e sempre comme il faut. Io gli dicevo: No!
È la sola via da scegliere
buoni amici e nulla più!
[…] Ma un giorno e fu un giorno colore d’azzurro un tipo deciso arrivò
entrò nella stanza e appese il cappello,
ed io quel che feci non lo so.
Ma che importava a me se non ne aveva,
se non cambiava il colletto al venerdì,
e che importava se non era comme il faut. A lui non dissi: NO!

E come, anche senza essere per forza complottisti, non ci sentiamo vicini al, seppur ladro e assassino, Mackie Messer, quando (lo scrivo senza timore di spoilerare) prima di essere giustiziato pronuncia queste parole?

Volete mettere un grimaldello contro un pacchetto di azioni?
Sfondare una banca di fronte al «fondare» una banca?
L’uccisione di un uomo contro la trasformazione di un uomo in una macchina?
Eh sì, amici, io mi accomiato da voi e vi ringrazio per la vostra presenza qui.
Molti di voi li ho avuti vicini.
Mi meraviglia il tradimento di Jenny, ma in fondo a pensarci bene è la dimostrazione più chiara che il mondo non può cambiare e resta quello che è.

Stupisce, o forse no, anche il tradimento del miglior amico di Mac, il capo della polizia, tale Jackie “Tiger” Brown. Non lo fa per virtù ma per mantenere il suo potere, vi dice niente?
Nessuno ha mai vissuto questo?
Nel testo dell’Opera (che nasce dal testo del drammaturgo britannico John Gay, L’Opera del mendicante, tradotto in tedesco e rielaborata da Brecht) viene citata più volte la Bibbia. Mi permetto di farlo anch’io con il versetto di un salmo, il 41.
«Anche l’amico con il quale vivevo in pace,
in cui avevo fiducia, e che mangiava il mio pane,
si è schierato contro di me».

Come reagiamo davanti a un tradimento?
Davanti a questo affronto il farabutto Mac afferma:

«Povero Brown. Ha la coscienza dilaniata! E con questa sensibilità vuoi fare il capo della Polizia! È stato meglio che non abbia peggiorato la sua condizione con una scenata. L’avevo preparata, veramente, ma a pensarci bene, mi è sembrato che accusarlo con un penetrante e doloroso senso di fissità nello sguardo, andasse molto meglio. È un vecchio trucco citato dalla Bibbia. Ed è andata benissimo. Sotto il mio sguardo si è messo persino a piangere».

Un Tu quoque, … (nome della persona che ci ha ferito), fili mi in versione leggermente jazzata, che serve più di mille sfuriate, ma che, spesso, ci rimane in gola, come l’amaro.

Un bel tacer non fu mai scritto.

E così scrivo tacendo su allestimento e interpreti.
Primo: perché è già stato detto tutto.
Secondo: perché l’emozione che si prova davanti a tali scene e parole è un percorso dell’anima sia soggettivo sia collettivo. E “sporcarlo” con giudizi terreni, in questo momento non m’interessa. La gioia di risentire e poter gustare questi testi sublimi, dopo tanto tempo, supera la necessità di un’analisi sull’esposizione. Sono più attenta ai segnali che provengono dall’arte pura e dalle cose di lassù.
Terzo, ma non meno importante: questo è il mio blog, e faccio quello che voglio. Quindi, concluderò ripetendo, senza un motivo apparente, la parola: attrice! Ma un motivo c’è sempre, ve lo garantisco!
Miss T

Foschi,  Di Rauso, Leone, Piccioni

Foschi, Di Rauso, Leone, Piccioni


Federica Toti e Moi

Federica Toti e Moi

#RadioItalia #duomo #milano #rlive

IMG_0768IMG_0772 Due sono gli artisti che ammiro sopra a tutti tra i molti illustri ospiti presenti al concerto di questa sera, al quale sono stata invitata per “puro caso”. Ma niente è riconducibile al caso.

Reduce da un evento a Le Fabrique di Milano, in cui ho presentato concerti e workshop davanti a una folla di oltre 2.000 persone, ammiro Paoletta e la osservo mentre, spigliata e con pacata irriverenza, calca il palco come ci fosse nata. Paoletta PELAGALLI è la perfetta presentatrice. Lo fa con garbo, è incisiva, ha ritmo e proprietà di linguaggio. Vorrei tanto presentare un evento con lei. in realtà, è già successo, tanto tempo fa, in quel di Zurigo. Un’esperienza divertente e avventurosa! Altre vesti… ora siamo entrambe più garbate o, almeno, credo… IMG_0770 Paoletta è una figura femminile rassicurante; forse non è trasgressiva ma neppure canonica. Il che la rende simpatica, curiosa, misteriosa, non scontata. Carattere e stile, grinta e attenzione ai dettagli. Mise impeccabile ma non costruita, rosso corallo, sicura di sé, ha saputo presentare con la saggia forza di chi non vuol predominare sul partner, condividendo frasi, pensieri, improvvisazioni, confronti.
Lo stile che piace a me. Ripone il piatto vuoto nel cestino, raggiungendolo parecchi metri più in là. Un segno che la distingue tra tanti ospiti un po’ distratti. La classe non è acqua, anche quando piove.
Ho avuto l’opportunità di concedermi una serata diversa, inusuale, e l’ho accettata, con la chiara consapevolezza che avrei accumulato lavoro notturno. Mi sono goduta la presenza di tanti colleghi con cui ho condiviso bellissimi percorsi di vita: Mario, Daniela, Gaetano, i Franceschi, Petra, che è rimasta, però, sempre una “petra” più in là.

Gae, Dani, Tina. Thanks, my friends!

Gae, Dani, Tina.
Thanks, my friends!


E poi, loro #Negramaro con quel #Giuliano #Sangiorgi che, prima o poi, incontrerò.
Ed #Elisa, lei è la stella tra le stelle. E non ha bisogno di farlo, lo è. Triestina, bella per definizione, stupenda per natura.

Karim Rashid e l’uomo che ha oscurato la sua fama #Milan design week16

14 aprile 2016.
Magna Pars, Milano. Fuori salone.
Non è tanto Karim Rashid che richiama la mia attenzione ma l’uomo mobile nel salone del mobile. Proprio “Fuori salone”! ?
L’uomo che per qualche secondo ha oscurato Karim Rashid, meraviglioso! Eccolo qui…
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