Il blog di Tina Venturi
I Bias di auto-percezione nel Public Speaking
I cosiddetti bias di auto-percezione sono distorsioni cognitive che influenzano il modo in cui valutiamo le nostre capacità. Non sono errori “casuali”, ma schemi mentali ricorrenti studiati in psicologia cognitiva e da autori come Daniel Kahneman, premio Nobel per l’economia e tra i massimi esperti di processi decisionali, che hanno dimostrato quanto la nostra mente sia soggetta a valutazioni imprecise e automatiche.
Intercalari nel Public Speaking: riconoscerli, capirli e trasformarli in alleati
Nel Public Speaking c’è un dettaglio che spesso passa inosservato a chi parla, ma non a chi ascolta: gli intercalari.
Piccole parole, suoni o espressioni che inseriamo nel discorso quasi senza accorgercene; sono degli automatismi. “Eh”, “ehm”, “allora”, “cioè”, “praticamente”, “tipo”. Non sono un difetto morale, né un segno di incompetenza ma un meccanismo naturale del linguaggio. L’obiettivo è quello di imparare a riconoscerli e gestirli prima che diventino eccessivi, fastidiosi e distraggono dal contenuto.
Il futuro del Public Speaking
Un tempo in cui è diventato chiaro che non esiste una comunicazione efficace senza una base solida fatta di energia, lucidità e benessere. Nel Public Speaking, la qualità di ciò che diciamo è sempre più lo specchio di come viviamo: corpo, mente e organizzazione interna non sono accessori, ma prerequisiti della presenza.
Più Public, più presenza, più verità: cosa ci aspetta nel 2026
Nel 2026 la comunicazione punterà sempre più su presenza e consapevolezza. Le tendenze nel Public Speaking del prossimo anno mostrano un ritorno alla voce come strumento di verità, alla connessione umana, a un linguaggio capace di creare empatia e mostrare il nostro stile e la nostra unicità. In un mondo veloce e digitale, la differenza la farà chi saprà usare corpo, voce e intenzione per comunicare in modo chiaro, coinvolgente e profondamente autentico.
Phronesis (prudenza): l’intelligenza pratica che guida la nostra comunicazione
Phronesis: l’intelligenza pratica che guida la comunicazione
La phronesis, concetto centrale della filosofia greca di Aristotele, significa “saggezza pratica” o “prudenza”. Non riguarda solo il pensiero teorico, ma l’abilità di agire con discernimento, equilibrio e consapevolezza nelle situazioni quotidiane. Nel Public Speaking, aiuta a leggere il pubblico, modulare parole e pause, e affrontare con calma gli imprevisti.
Nella Lettura ad alta voce, guida il ritmo, le pause e l’intonazione, trasformando ogni brano in un’esperienza condivisa e viva.
La phronesis ci insegna a unire mente e cuore, riflessione e azione, rendendo ogni parola consapevole e significativa.
Jeitinho Brasileiro: la filosofia che trasforma gli imprevisti in opportunità
Il Jeitinho Brasileiro è la filosofia brasiliana che unisce creatività, adattamento e capacità di trovare soluzioni fuori dagli schemi. Nell’articolo esploriamo le radici culturali di questo approccio e come può diventare fonte di ispirazione anche nel Public Speaking e nella comunicazione quotidiana.
Filosofie da vivere: Kintsugi e l’arte di valorizzare le imperfezioni
Il Kintsugi, antica arte giapponese di riparare con l’oro, ci insegna a trasformare le imperfezioni in forza e bellezza. Questa filosofia può ispirare anche la comunicazione: nel Public Speaking ci ricorda che la vulnerabilità avvicina il pubblico; nella Lettura ad alta voce le pause diventano venature preziose; nella Scrittura le fragilità creano autenticità. Il Kintsugi ci invita a vivere con coraggio le nostre crepe, trasformandole in oro
narrativo e umano.
La filosofia africana Ubuntu: la voce della solidarietà
La filosofia di Ubuntu, radicata nella cultura della Repubblica del Congo, ci ricorda che “io sono perché noi siamo”. Un principio potente che può trasformare il nostro modo di comunicare: nel Public Speaking, orientandoci verso discorsi inclusivi e collettivi; nella Lettura ad alta voce, rendendo ogni parola un atto di connessione; nella scrittura, ispirandoci a raccontare storie di solidarietà. Coltivare la nostra voce con Ubuntu significa riconoscere il valore del legame umano e comunicare con responsabilità, empatia e presenza.
Filosofie da vivere: la calma e la riflessione belghe
L’articolo esplora la filosofia di vita ispirata al Belgio come metafora di una comunicazione più pacata, riflessiva e autentica. In un mondo frenetico, il Belgio rappresenta uno spazio interiore in cui rallentare, osservare, ascoltare davvero prima di parlare. Una terra di confine che invita al dialogo tra culture, così come la nostra voce può diventare ponte tra pensiero e relazione. Attraverso questa lente, si riflette sul valore del silenzio come luogo di potenziale, sulla necessità di concedersi pause per riconnettersi con ciò che vogliamo davvero dire.
La calma belga non è immobilismo, ma consapevolezza. È una forma di ascolto attivo di sé e degli altri. L’articolo invita a usare la propria voce non per riempire lo spazio, ma per abitarlo con intenzione.
La riflessione finale è un invito: portare un po’ di Belgio nella nostra comunicazione quotidiana, che sia in un discorso, una lettura ad alta voce, un dialogo intimo, per renderla più vera, più presente, più libera.








