“Scusate, vi rubo solo un attimo…”
“Non sono sicura, ma forse potremmo…”
“Spero di non sbagliare dicendo che…”
“Non voglio farvi perdere tempo ma…”
Quante volte ti è capitato di pronunciare una di queste frasi senza pensarci davvero?
Sono espressioni che fanno parte del nostro modo di comunicare e che, nella maggior parte dei casi, utilizziamo in modo automatico. Possono sembrare semplicemente gentili, prudenti o rispettose del tempo degli altri, ma se usate senza consapevolezza, soprattutto quando parliamo davanti a un pubblico o in un contesto professionale, rischiano di suonare insicure e possono contribuire a costruire una percezione diversa da quella che vorremmo.
È qui che entra in gioco il linguaggio potenziante.
Non si tratta di imparare a parlare in modo artificiosamente sicuro, né di eliminare dal nostro vocabolario tutte le parole che esprimono dubbio o prudenza, ma di riconoscere quelle formulazioni che, quando diventano automatiche, possono rendere il nostro messaggio meno chiaro, diretto e autorevole.
Cos’è il linguaggio potenziante?
Il linguaggio potenziante è un modo di comunicare che privilegia chiarezza, concretezza, consapevolezza e orientamento alla soluzione.
Nel Public Speaking significa scegliere parole e formulazioni che sostengono ciò che vogliamo comunicare, invece di indebolirlo attraverso scuse non necessarie, vaghezza, esitazioni o espressioni che sminuiscono il nostro messaggio.
Alcuni esempi pratici di uso non potenziante del linguaggio in ambito lavorativo lavorativo sono i diminutivi come “un attimino” o “un discorsino”, le scuse non richieste, le formule che esprimono eccessiva insicurezza e le frasi costruite intorno a ciò che vogliamo evitare (inconsciamente, succede più spesso di quanto pensiamo!)
Il principio è importante anche nella comunicazione quotidiana, ad esempio:
- Dire “Vorrei condividere alcune riflessioni” è diverso da “Vorrei fare un piccolo discorso”
- Dire “Propongo di procedere in questo modo” è diverso da “Forse potremmo provare…”
- Dire “Grazie per il vostro tempo, sarò breve” è diverso da “Vi rubo solo un attimo”
Il contenuto può essere molto simile, quello che cambia è il modo in cui ci posizioniamo rispetto a quello che stiamo dicendo.
Perché usare il linguaggio potenziante?
La prima ragione è molto semplice: le parole non comunicano soltanto il contenuto del nostro messaggio, ma contribuiscono anche a comunicare come ci poniamo nei confronti di quel messaggio.
Già nel 1991 la ricerca sul powerful e powerless language ha studiato proprio questo fenomeno, analizzando gli effetti di diversi stili linguistici sulla percezione del comunicatore. Il linguaggio più potente non ha prodotto automaticamente una maggiore persuasione del messaggio, ma ha avuto un effetto significativo sulla percezione di competenza e controllo del comunicatore.
Un risultato interessante arriva anche da uno studio di Haleta del 1996: gli insegnanti che utilizzavano forme di linguaggio potente venivano percepiti dagli studenti come maggiormente dinamici, autorevoli e credibili, mentre l’uso di linguaggio depotenziato era associato a una maggiore incertezza da parte degli ascoltatori.
Questo non significa che basti sostituire qualche parola per diventare automaticamente più persuasivi; nonostante il contenuto rimanga centrale, l’approccio relazionale tra il pubblico e chi parla cambia sensibilmente già dal primo approccio, solo come conseguenza delle forme linguistiche che utilizziamo.
Ed è proprio per questo che il linguaggio potenziante può diventare uno strumento molto utile nel Public Speaking.
Dal linguaggio depotenziato al linguaggio potenziante: una piccola guida
Puoi iniziare osservando alcune delle formule che utilizzi più spesso.
“Scusate se intervengo”.
→ “Vorrei aggiungere un elemento”.
“Vi rubo solo un attimo”.
→ “Sarò breve e andrò dritto al punto”.
“Forse potremmo…”.
→ “Propongo di…”.
“Spero di non sbagliare”.
→ “La mia proposta è…”.
“Non voglio farvi perdere tempo.”
→ “Nei prossimi due minuti parleremo…”.
“Facciamo un attimino il punto”.
→ “Facciamo il punto”.
“Vorrei fare un piccolo discorso”.
→ “Vorrei condividere alcune riflessioni”.
“Questa situazione è problematica”.
→ “Questa situazione presenta alcune sfide”.
“Non ti preoccupare”.
→ “È tutto sotto controllo”.
“Mi spiace se vi ho fatto perdere tempo.”
→ “Grazie per il tempo che mi avete dedicato.”.
Queste trasformazioni non sono formule magiche. Sono semplicemente esercizi di consapevolezza linguistica.
Più impari a riconoscere i tuoi automatismi, più diventa facile scegliere una formulazione diversa quando serve.
Perché il linguaggio potenziante è importante nel Public Speaking?
Nel Public Speaking non comunichiamo solo attraverso i contenuti, ma anche attraverso la voce, il corpo, la struttura del discorso e le parole che scegliamo. Un linguaggio ricco di esitazioni, scuse, vaghezza o formule che minimizzano ciò che stiamo dicendo può creare una distanza tra ciò che sappiamo e ciò che trasmettiamo; per questo il linguaggio potenziante è una competenza utile per rendere la comunicazione più chiara, consapevole ed efficace, senza dover sembrare artificialmente sicuri o eliminare ogni forma di prudenza.
Imparare a usarlo significa chiedersi se una formulazione sostiene o indebolisce il messaggio e, quando necessario, sostituire una scusa con un ringraziamento, una frase vaga con una proposta concreta, un’esitazione automatica con un’espressione più diretta, un giudizio negativo con una formulazione orientata alla soluzione e un diminutivo con una parola precisa.
Questi accorgimenti sono utili non solo durante una presentazione, ma anche in riunioni, colloqui, telefonate e conversazioni quotidiane. Tuttavia, scegliere le parole è solo una parte dell’allenamento: per migliorare nel Public Speaking occorre esercitarsi anche nella struttura del discorso, nell’uso della voce, nelle pause, nella respirazione e nella costruzione di una presenza autentica, così da imparare a farsi ascoltare, capire e ricordare.
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Fonti e bibliografia
Venturi Tina, Linguaggio potenziante nel Public Speaking. Materiale didattico.
Toastmasters International, materiali sul Power Language e sull’utilizzo di un linguaggio chiaro, diretto e privo di elementi che possono indebolire la percezione del comunicatore.
Gibbons, P., Busch, J., & Bradac, J. J. (1991). Powerful Versus Powerless Language: Consequences for Persuasion, Impression Formation, and Cognitive Response. Journal of Language and Social Psychology.
Haleta, L. L. (1996). Student perceptions of teachers’ use of language: The effects of powerful and powerless language on impression formation and uncertainty. Communication Education.
Borzacchiello Paolo , Basta dirlo, Mondadori (2023)
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