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Non è (solo) una questione di tecnica.
Molto spesso, quando parliamo in pubblico, ciò che ci blocca (o ci espone) è il modo in cui ci percepiamo mentre comunichiamo.
I cosiddetti bias di auto-percezione sono distorsioni cognitive che influenzano il modo in cui valutiamo le nostre capacità. Non sono errori “casuali”, ma schemi mentali ricorrenti studiati in psicologia cognitiva e da autori come Daniel Kahneman, premio Nobel per l’economia e tra i massimi esperti di processi decisionali, che hanno dimostrato quanto la nostra mente sia soggetta a valutazioni imprecise e automatiche.
Nel Public Speaking, questi bias diventano particolarmente evidenti perché ci mettono davanti a uno sguardo esterno, del pubblico, che amplifica insicurezze, convinzioni e illusioni. Per migliorare davvero nella comunicazione devi comprendere se stai lavorando con una percezione distorta di te.
Perché è importante identificare i Bias di auto-percezione
Quando cominci a studiare Public Speaking, potresti pensare che basti imparare tecniche: postura, voce, struttura del discorso. Ma se sotto c’è un problema di autovalutazione, succede questo:
- ti esponi senza preparazione
- ti blocchi prima ancora di iniziare
- inizi… e poi ti autosaboti.
In tutti i casi, il risultato è lo stesso: non cresci davvero. Diventare consapevoli dei propri bias è il primo passo per costruire una comunicazione solida, autentica e intenzionale.
Effetto Dunning–Kruger: l’illusione della competenza
È quella voce che dice: “Lo so già”.
Qui il problema è l’eccesso di sicurezza: non studi, non ti prepari davvero, non metti in discussione il tuo modo di comunicare.
Nel Public Speaking si manifesta con interventi improvvisati, poca attenzione al pubblico, zero revisione. Si parla “a braccio”, convinti che sia abbastanza. Se pensi di essere già competente, non senti il bisogno di migliorare e rimani fermo al punto di partenza senza crescere davvero.
Sindrome dell’impostore: il dubbio che blocca
All’estremo opposto c’è chi ha competenze ma non le riconosce, i pensieri ricorrenti qui suonano come:
“Non sono abbastanza”.
“Non sono pronta”.
“Chi sono io per parlare?”.
Nel Public Speaking questo si traduce in voce incerta, postura chiusa, paura di esporsi. Oppure, ancora prima, nell’evitare completamente situazioni in cui si dovrebbe parlare. Incappiamo in un paradosso dove più sai, più dubiti e quel dubbio finisce per farti apparire meno competente di quanto sei davvero.
Autosabotaggio: quando ti fermi proprio lì
Non riguarda solo ciò che pensi di te, ma ciò che fai (o non fai).
È quel meccanismo che, quando stai per esporti davvero, scatta con pensieri tipo:
“E se poi…?”.
“Meglio rimandare”.
“Non è il momento giusto”.Nel Public Speaking significa evitare occasioni, procrastinare la preparazione, oppure arrivare impreparati, quasi a confermare una profezia negativa. Potresti farcela, ma ti danneggi da solo non dandoti la possibilità di riuscire.
Tra illusione, dubbio e blocco c’è una via
Questi tre bias sembrano diversi, ma hanno una radice comune: una percezione alterata di te mentre comunichi. La buona notizia è che puoi lavorare sul tuo mindset. Il primo passo è vederti in modo più chiaro, realistico e lucido. Potresti chiedere aiuto a un mentore o a un tuo amico fidato per riconoscere le tue vulnerabilità.
La chiave è la consapevolezza del punto in cui sei oggi rispetto alle tue vere competenze, evitando automatismi dannosi che non ti permettono di scegliere come comunicare davvero. La prossima volta che ti troverai a parlare, o a evitare di farlo, fermati un attimo e chiediti:
sto reagendo alla realtà… o a una distorsione?
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