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Nel Public Speaking c’è un dettaglio che spesso passa inosservato a chi parla, ma non a chi ascolta: gli intercalari.

Piccole parole, suoni o espressioni che inseriamo nel discorso quasi senza accorgercene; sono degli automatismi. “Eh”, “ehm”, “allora”, “cioè”, “praticamente”, “tipo”. Non sono un difetto morale, né un segno di incompetenza ma un meccanismo naturale del linguaggio. L’obiettivo è quello di imparare a riconoscerli e gestirli prima che diventino eccessivi, fastidiosi e distraggono dal contenuto.

In questo articolo vediamo cosa sono gli intercalari nel Public Speaking, quali differenze esistono tra intercalari generazionali e regionali, perché è fondamentale riconoscerli e quali tecniche usare per sostituirli in modo efficace.

Cosa sono gli intercalari

Gli intercalari sono parole, espressioni o suoni che inseriamo nel discorso per prendere tempo, organizzare il pensiero o colmare un vuoto cognitivo. Dal punto di vista linguistico svolgono una funzione precisa: ci aiutano a mantenere il turno di parola mentre il cervello elabora l’informazione successiva.

Nel parlato spontaneo sono del tutto normali. Il problema nasce quando diventano ripetitivi e automatici, soprattutto in un contesto professionale o davanti a un pubblico.

L’uso (improprio) di intercalari nel Public Speaking rischia di:

  • trasmettere insicurezza
  • rallentare il ritmo
  • frammentare il messaggio
  • ridurre l’autorevolezza percepita

Non perché chi li usa sia poco competente, ma perché l’ascoltatore viene continuamente distratto da elementi sonori superflui.

Intercalari generazionali e intercalari regionali: che differenza c’è?

Non tutti gli intercalari sono uguali. Possiamo distinguerli in due grandi categorie: generazionali e regionali.

Intercalari generazionali

Sono espressioni tipiche di una fascia d’età e cambiano nel tempo, insieme al linguaggio e alla cultura. Tra i più comuni “tipo”, “cioè”, “praticamente”, “letteralmente”, “raga” (in contesti informali). Negli anni ’90 era molto diffuso “cioè” come riempitivo continuo. Oggi “tipo” svolge spesso la stessa funzione nelle generazioni più giovani. Non è un caso: ogni epoca ha i propri tic linguistici. Questi intercalari nel Public Speaking professionale, possono risultare eccessivamente colloquiali se usati senza controllo nè intenzione.

Intercalari regionali

Sono legati alla provenienza geografica e fanno parte dell’identità linguistica di una persona. Alcuni esempi noti: pensa all’“eh” lombardo ripetuto più volte nella stessa frase, spesso con intonazione ascendente: “Eh, sì, eh!”; andando verso il Centro troviamo il “dai” usato come intercalare di alleggerimento (“Dai, alla fine è andata bene”), al Sud il discorso si fa ancora più riconoscibile: il “mo’” in Campania e in altre aree del Meridione.

Qui il confine è più delicato, perché entrano in gioco identità e appartenenza. L’obiettivo non è appiattire la personalità, ma scegliere consapevolmente come parlare in base al contesto. Un conto è una conversazione informale, un altro è un intervento aziendale, una conferenza o una presentazione istituzionale!

Perché è importante riconoscere gli intercalari

Demonizzare gli intercalari porta solo a irrigidirsi; sappiamo bene che la rigidità incide negativamente sul nostro linguaggio non verbale, peggiorando la performance. 

Qual è allora il segreto per renderli nostri alleati? La parola chiave è consapevolezza. Il vero lavoro infatti è rendersi conto di quando ci “scappano”, riconoscere la spontaneità, scegliere quando è il caso di usarli o di sostituirli con una pausa, uno sguardo al pubblico più incisivo o altri piccoli trucchi che vedremo tra poco.

Riconoscerli è importante perché: 

  • migliora la chiarezza del messaggio
  • un discorso più pulito è più incisivo
  • aumenta l’autorevolezza percepita
  • meno riempitivi significa maggiore padronanza
  • rafforza la presenza scenica
  • il silenzio gestito bene comunica sicurezza

Inoltre, identificare i propri intercalari è un esercizio potentissimo di autoconsapevolezza comunicativa. Spesso non ci rendiamo conto di ripetere la stessa parola decine di volte finché non ci riascoltiamo. Il punto non è diventare “perfetti”, ma diventare intenzionali.

5 tecniche per sostituire gli intercalari più comuni

Eliminare un intercalare senza sostituirlo con nulla è difficile, il cervello ha bisogno di un’alternativa. Ecco cinque tecniche concrete per gestirli nel Public Speaking.

1. Sostituisci l’intercalare con il silenzio

È la tecnica più potente e la più temuta. Quando senti arrivare un “ehm”, fermati. Respira. Fai una micro-pausa di uno o due secondi. Il pubblico non percepisce imbarazzo ma controllo. Il silenzio strategico aumenta l’attenzione.

2. Rallenta il ritmo

Molti intercalari nascono dalla fretta. Il pensiero corre più veloce delle parole e il cervello usa un riempitivo per colmare il gap. Allenati a parlare più lentamente (anche in “slow-motion”) e prendi confidenza con l’uso di nuovi ritmi.

3. Struttura meglio il discorso

Uno speech poco strutturato aumenta l’uso di intercalari. Se non sai con chiarezza cosa stai per dire dopo, il cervello cerca tempo. Prepara in anticipo una scaletta semplice e che ti sia di supporto nel discorso.

4. Allenati con registrazioni mirate

Registrati mentre fai una simulazione di intervento e riascoltati con un unico obiettivo: segnarti ogni intercalare. Non giudicarti, osserva per imparare le tue abitudini vocali e decidere come gestirle.

5. Sostituisci con connettivi consapevoli

Invece di dire “allora” a inizio frase per abitudine, scegli connettivi più precisi: “Vediamo ora…”,  “Passiamo al secondo punto…”, “Il passaggio centrale è…”. In questo modo trasformi un riempitivo in una guida per l’ascoltatore. Il discorso diventa più chiaro e professionale.

Intercalari nel Public Speaking: la chiave è la dizione (e una novità!)

Arrivato fin qui, forse uno di quegli “ehm”, “allora”, “cioè” infilati senza accorgertene nei tuoi discorsi, ti sono famigliari. Ma niente paura, sei in ottima compagnia, la differenza la fa chi decide di lavorarci!

Proprio per questo nasce il nuovo Metodo Venturi: Dizione sregolata – un insolito manuale da ascoltare, pensato per chi vuole migliorare la propria dizione (e comunicazione professionale) in modo pratico e diverso dai soliti manuali. 

Lavoriamo su esercizi guidati di pronuncia corretta, ritmo, articolazione e pulizia del parlato. Uno strumento che puoi usare ovunque, anche mentre sei in macchina o fai una passeggiata. Trasformerai il tempo “morto” in allenamento consapevole!

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P.S.: vi siete accorti che in questo articolo abbiamo usato come intercalare la parola… intercalare?

Bibliografia:

Dal Piai Giorgio, Dizione e fonetica, La casa Usher, Firenze 1981.

Sella Augusto e Maria, L’arte di scrivere bene e di parlare in pubblico, Valmartina Editore, Firenze 1968.

Severgnini Beppe, L’italiano. Lezioni semiserie, Bur Rizzoli, Milano 2007

Venturi Tina, Scrivi la tua voce, Alise Editore, Milano 2018.


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